24 MAGGIO 1915

 

di Fabio Bombaglio

 

Una volta alle elementari si cantava “La leggenda del Piave” e quella data del 24 maggio entrava a far parte della memoria collettiva degli Italiani. Per verità restava imprecisato l’anno e la questione si apriva alle interpretazioni più disparate. Comunque, almeno per chi ha frequentato la Scuola Elementare negli anni ’50, nessun problema a comprendere la ragione dell’esposizione delle bandiere il 24 maggio 2015. E’ l’anniversario di quando “muti passavan nella notte i fanti, tacere bisognava e andare avanti“….così scrisse il poeta E.A. Mario nel comporre la prima strofa della “La leggenda del Piave”.

Più complesso è capire gli eventi del 1915 ragionando “da 2015” e capire la guerra delle Nazioni contro gli Imperi quando, un secolo dopo, si vagheggia il ritorno di uno stile di governo imperiale in un’Europa rispettosa delle autonomie regionali. Nel 1915 l’Europa ruppe il patto che la legava ad Austria e Germania (la Triplice Alleanza) che le consentiva la neutralità per entrare in guerra contro quegli stessi Imperi, per concludere il Risorgimento con Trento e Trieste nei confini italiani. A ragionare “da 2015” cioè sulla base del rapporto costi / benefici ci si chiede se fosse un obbiettivo che valesse 600.000 morti. Certamente no se si risponde tenendo per valore base quello della vita umana. La politica internazionale ne ha altri e, anche se oggi traveste la guerra da operazione umanitaria, conosce obbiettivi irrinunciabili a fronte dei quali fa arretrare qualunque altra considerazione. Una cosa è certa: l’Italia è uscita dalla fornace della Grande Guerra molto diversa da come ci era entrata. Vorrei dire irriconoscibile. Nord e Sud sono stati a fianco per la prima volta (il film “La grande guerra” di Mario Monicelli quando affianca i vizi del romano Alberto Sordi a quelli del milanese Vittorio Gassman lo esprime come meglio non si sarebbe potuto fare). Le trincee hanno portato molti (decenni prima di Mao Tse-tung) a convincersi che “il potere è nella canna del fucile”. E’ l’ingresso prepotente e violento delle masse nella storia dei notabili con esiti che vanno dalla previdenza sociale ai campi di sterminio. I contadini che tornano ai campi non sono più gli stessi. Ufficiali e Sottufficiali di complemento che, a vent’anni/ trent’anni si sono sentiti classe dirigente come mai era accaduto prima tornano alla vita civile con ambizioni che non sono più quelle di cinque anni prima. Ecco perché considero giusta la scelta di festeggiare – o, almeno, di ricordare – il 24 maggio 1915: perché fu l’inizio di un processo di trasformazione, crudele e sanguinario fin che si vuole, ma che non possiamo ignorare se vogliamo provare a capire perché siamo quello che siamo.

 

Fango e Gloria - La Grande Guerra
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fango e Gloria - La Grande Guerra è un documentario italiano, per commemorare i cento anni anni dell'entrata in guerra dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale il 24 maggio 1915.
Il film è composto da video originali della Grande Guerra, per la prima volta dotati di colorazione, mentre l'altra parte è un film.
La fiction è incentrata sulla storia del Milite Ignoto Italiano, che nel film è identificato con Mario, un personaggio di fantasia, interpretato da Eugenio Franceschini.

Trama
Mario, un italiano ventenne, dal 1914, dopo l'Attentato di Sarajevo, inizia a preoccuparsi con il suo migliore amico e la fidanzata al destino dell' Italia nel conflitto. Circa un anno dopo, il Re Vittorio Emanuele III, decide che l' Italia entrerà in guerra e mentre il padre e Mario passeggiano, il genitore legge il giornale e lo getta a terra indignato, perché c' era scritto che l'Impero austro-ungarico era rimasto deluso dall'Italia. Dal giornale cade la cartolina che il ragazzo non avrebbe mai voluto ricevere: il richiamo alle armi. Parte e combatte sul fronte italiano fino al 1918, quando durante una battaglia, ordina ai suoi uomini di uscire dalla trincea per avanzare e viene preso da un cecchino austriaco poco fuori dalla trincea. Rimane lì per un po' di tempo (qualche ora), fino a quando due soldati italiani, che cercavano di ristabilire con i fili, la linea telefonica, si accorgono che tra tutti quei morti ce n'è ancora uno che si muove: è Mario, ma muove solo le dita e per lui non c'è più niente da fare. Il soldato che va a vedere se è vivo gli ruba l'orologio, l' unico ricordo della fidanzata e l' unica possibilità di essere identificato, perché aveva perso la medaglietta identificativa. Verrà ritrovato qualche giorno dopo e messo con i corpi "non identificati".
Nel 1920 a Maria Bergamas è affidato l'incarico di scegliere fra undici salme di soldati italiani quella da tumulare nell'Altare della Patria a Roma come Milite Ignoto: la donna sceglie quella di Mario. Inizia così il suo ultimo lungo viaggio di tre giorni da Aquileia a Roma, dove la sua fidanzata Agnese e il suo migliore amico Emilio, sperando che dentro quella bara ci sia il loro Mario, gli danno un ultimo saluto.

Il film è stato trasmesso su iniziativa delle Amministrazioni Comunali con la collaborazione dei Gruppi Alpini della Zona Alta Val Liona.

VISITA AL SACRARIO DEL GRAPPA

L’importanza di visitare i luoghi della memoria

 

Domenica 12 luglio i gruppi Alpini della Zona Alta Val Liona, accompagnati da amici e consorti, si sono recati a cima Grappa per una visita al Sacrario.

La visita programmata è stata organizzata dal Gruppo Alpini di Zovencedo/San Gottardo. Ad attenderci c’era dalla guida Claudio Zen, che fa parte del gruppo “La Grande Guerra la Seriola” di Romano d’Ezzelino, che ci ha accompagnato e ci ha illustrato tutta la zona monumentale del Grappa.

Il Sacrario sorge sulla sommità del massiccio del Grappa a quota 1.776 m. L’intera costruzione si adagia, lineare e imponente, sul costone di vetta di cui corregge l’aspro profilo naturale. Fu costruito nel 1935, su progetto dell’architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni. L’architettura, che ispira l’arte fortificatoria militare, esalta il misticismo del luogo con le sue masse geometriche ascendenti al cielo.

.Il corpo centrale del monumento, quello dove sono custoditi i resti mortali di 12.615 Caduti di cui 10.332 Ignoti, è costituito da cinque gironi concentrici, degradati a tronco di cono; ciascun girone è altro quattro metri e circoscritto da un ripiano circolare largo diedi.

Le spoglie dei 2.283 Caduti identificati sono disposte in ordine alfabetico e custodite in loculi coperti da lastre di bronzo dove sono incisi il nome e le decorazioni al valor militare del Caduto.

Quelle dei 10.332 Ignoti sono raccolte in urne comuni più grandi che si alternano alle tombe singole. I cinque gironi sono collegati da un’ampia gradinata centrale a cinque rampe che alla base del monumento porta alla sommità dove sorge il sacello, Santuario della Madonnina del Grappa.

Dal piazzale del tempietto si snoda, come un bianco tappeto in pietra squadrata del Grappa, la Via Eroica che corre per 250 metri fino al Portale Roma tra due file di cippi in pietra nei quali sono scolpiti, i nomi delle località legate ai più famosi fatti d’arme delle battaglie del Grappa.

Tra il 4° e il 5° girone, in posizione centrale, alla sommità della monumentale scalea che adduce al vertice del monumento, è la tomba del Maresciallo d’Italia Gaetano Giardino, che prima di morire (nel 1935) aveva espresso il desiderio di essere sepolto tra i suoi soldati, della 4^ Armata, passata alla storia col nome di “ARMATA DEL GRAPPA”.

E’ stato un giorno trascorso nei luoghi degli eventi straordinari che hanno portato al sacrificio di milioni di soldati che hanno combattuto per poter realizzare la nostra storia e la nostra libertà, nel ricordo di queste persone si erge una preghiera: il desiderio di pace e di frattellanza in tutto il mondo ancora troppo travagliato da guerre e stragi.

Mirco Bisognin

 

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